Una curiosita sugli Impressionisti

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Gli Impressionisti dipingevano all'aperto, a contatto immediato con i colori della natura, cioè con la luce: i colori - essi dicevano - sono fatti di luce, esistono solo grazie alla luce.
La località di Argenteuil sembrava fatta apposta per i loro gusti di vita e di arte. Facilmente raggiungibile da Parigi, offriva insieme occasioni di pittura e di allegre scampagnate, luminose vedute e festose familiari regate.

Quando nessuno apprezzava i loro lavori, questi giovani artisti avevano trovato un fervido e fedele ammiratore in Gustavo Caillebotte, un giovane e ricco architetto navale, anch'egli pittore dilettante. Ad Argenteuil, egli si fece costruire una bella casa. Vi tenne una raccolta di quadri impressionisti costituita in base a un metodo di scelta per lo meno singolare: acquistava unicamente le tele che nessun altro voleva!
Convinto di non vivere a lungo, nel 1876 egli fece testamento. Aveva ventotto anni e ne visse ancora diciotto. Quando morì e si conobbero le clausole testamentarie, scoppiarono furibonde polemiche.
Caillebotte lasciava i suoi quadri allo Stato. Prevedendo opposizione da parte dell'arte ufficiale, egli precisava che lo Stato - accettando la sua donazione - si impegnava a, non relegarla in soffitta o in un museo di provincia: le tele dovevano
andare al Luxembourg, museo dei pittori viventi; poi, alla morte degli autori, dovevano andare al Louvre, non altrove.

La reazione, come Caíllebotte aveva previsto, fu violenta. L'Accademia di Belle Arti si oppose con tutti i mezzi, con pressioni aperte e nascoste; provocò persino un dibattito al Senato. Il professor Gérome, uno dei pontefici della pittura accademica, minacciò di dimettersi se la donazione veniva accettata e dichiarò: « Viviamo in un secolo di decadenza e di imbecillità. La donazione include dipinti dei signori Manet, Píssarro e compagni, non è così? Ebbene, l'accettarla... significherebbe la fine della nazione, la fine della Francia ».
Una delle accuse più frequenti lanciate agli Impressionisti era di essere anarchici e sovversivi. Politicamente, era un'accusa senza senso. Era vero però che, sul piano dell'arte, rifiutandosi di seguire la moda del loro tempo e sostituendovi una nuova concezione, compivano un gesto ancora più rivoluzionario.

Comunque, lo Stato finì con l'accettare quaranta delle sessantacinque tele della donazione di Caillebotte. Per prenderle in carico bisognava avere un'idea del loro valore: furono sottoposte perciò a perizia di stima.
La peggiore quotazione toccò a due tele di Cézanne: la sua veduta di porticciuolo mediterraneo, l'Estaque.

Le tele accettate vennero effettivamente esposte al Luxembourg, nel 1897, sia pure in una sezione a parte. Il fratello di Caillebotte si batté a lungo per fare accettare anche le venticinque tele restanti della raccolta, ma sempre senza esito. Solo nel 1908 egli rinunciò alla lotta.
Collezionìsti privati e amatori d'arte furono ben lieti di entrare in possesso di quei quadri; e lo Stato francese, rimasto vittorioso nella lunga contesa, riuscì a non diventare proprietario di quei capolavori.